Cosa ti è rimasto della gita in Grecia ? Fare una domanda del genere sarebbe retorico per uno studente dell'ultimo anno del Liceo Classico Cagnazzi. Subito gli tornerebbe alla memoria tutto cio' che ha caratterizzato la sua settimana di divertimento : sbornie, quadretti comici, frasi memorabili, serate e così via. Se pero' gli si chiedesse che cosa gli è rimasto della Grecia ? Ebbene sì, la Grecia in sè, la Grecia dei paesaggi, la Grecia della storia, la Grecia di realtà sociali che ci sembrano così lontane. Quando vado in un posto qualsiasi, a maggior ragione un posto in cui so che probabilmente non tornero' mai, cerco morbosamente di cogliere tutto cio' che mi circonda. Giuro che in chilometri e ore di pullman macinate non ho chiuso un occhio per il sonno, attento a cercare di scorgere ogni particolare di ogni paesaggio che mi si parava dinanzi agli occhi. Anche quando faccio una strada che magari ho fatto migliaia di altre volte sto attento ogni volta a cio' che mi circonda. Perchè un paesaggio è ogni volta diverso. Ed ecco che mi ritrovo attaccato al finestrino del pullmann ad osservare un paesaggio che cambia di metro in metro, di minuto in minuto e varia a seconda delle condizioni metereologiche e dell'avanzare della giornata. Era da tempo che non andavo all'estero. La prima impressione della Grecia non è il massimo, il cielo su Patrasso è nuvoloso e da poco ha smesso di piovere. Le strade e l'ambiente sembrano sporchi e quel ponte enorme che collega due parti di Grecia, costruito in occasione delle Olimpiadi del 2004 mi sembra tanto uno spreco inutile di danaro. Superato quel ponte pero', che ci porta nella parte settentrionale del paese, la Grecia comincia ad assumere i connotati di quei posti che rievocano magicamente la storia che li ha resi celebri. Lepanto, oggi Naupaktos, col suo scorcio di mare è stata il teatro della battaglia in cui nel 1571 i Cristiani sconfissero i Turchi senza tuttavia impedirne poi l'espansione. Il tempo a disposizione pero' è sempre poco, la destinazione è Delfi. Comincia così un viaggio che ci porta ad affiancare, su strade tortuose e a picco sul mare, la coste dell'Etolia e della Focide. Chi ama i paesaggi, la Grecia dovrebbe visitarla almeno una volta. Montagne che sembrano scendere a picco fino al mare, cime intasate di nubi e piccoli villaggi dediti alla pesca bagnati dalla luce di un sole mediterraneo. Montagne molte, pianure poche, coste frastagliate e straordinari scorci delle isolette di fronte. Chi ha fatto quattro anni di Classico, avrà letto tanti di quei poeti classici invocare le cime dell'Elicona e del Parnasso che per lui vederle farà un certo effetto. Delfi è ai piedi di quest'ultimo monte, 2500 metri che si perdono fra le nuvole, niente male come posto per Apollo e le Muse. Delfi, l'ombellico del mondo secondo gli antichi, è un piccolo villaggio e il suo celeberrimo santuario oramai ha perso molte delle sue componenti, senza pero' smarrire quell'aura di mistero e irrazionalità che lo circonda. Poco sotto Galaxidi, uno di quei piccoli villaggi di pescatori e qualche chilometro piu' su di Delfi la piccola località di Arahova. In montagna, circondata da valli, vista con la neve avrebbe fatto un altro effetto. Ma già vederla al tramonto, sperduta in mezzo all'aspro territorio greco ti costringe a rimanere lì ad ammirarla per...tutto il tempo che ti è concesso. Le strade della Grecia non sono un granchè, a confermarlo ci sono quegli stranissimi santini ex-voto ai lati della strada. Per raggiungere Atene pero' è necessario fare quella che in Grecia sembra che sia l'unica autostrada. Prima pero' si visita una di quelle Chiese tipiche della cultura Cristiano-ortodossa, ma devo confessare che quei mosaici dorati sulle pareti non mi piacciono, forse saro' abituato agli affreschi italiani. Un' altra storia che tutti gli studenti del Liceo Classico dovrebbero conoscere è quella di Edipo. Andare in Grecia e giungere al fatidico incrocio in cui Edipo uccise suo padre Laio, dando il via alle sue innumerevoli sventure e trovarvi una rotonda senza uno straccio di effige o iscrizione, mi ha a dir poco sconvolto.
Atene è immensa. Non ho viaggiato tantissimo, ma non ho mai visto una città così grande. Si estende a perdita d'occhio in un mare di case bianche che sembrano tutte uguali, e subito alla vista si fonde il moderno e l'antico, il paesaggio naturale e l'urbanistica. La Grecia ha undici milioni di abitanti, quattro milioni e mezzo stanno ad Atene e si vede. E' un universo a parte, niente a che vedere con i minuscoli e tranquilli villaggi visti finora, è la metropoli caotica dove la vita non si ferma mai, in preda a una continua frenesia dove la gente ha la maniacale fretta di arrivare presto a chissà quale destinazione, ma il Partenone è lì, sornione, che già la sovrasta e ricorda a tutti gli Ateniesi la civiltà antica che richiama così tanti turisti. Quando arriviamo il Partenone non si vede ancora ma la prima cosa che mi colpisce, anche da sportivo, è il fantastico, enorme stadio del Panathinaikos, la squadra di calcio piu' famosa della Grecia. Entrati in città si susseguono le ambasciate, lungo le vie intasate centri commerciali, musei, palazzi del potere, scuole, università, monumenti che ricordano la gloriosa indipendenza avviata nel 1821. Soggiorneremo ad Atene per tre giorni, ma non mi soffermo sulle "sfortune" degli alberghi. Arriviamo verso sera, la mattina dopo il Partenone sarà tutto per noi e per le nostre macchine fotografiche. Che sfortuna pero', il giorno del Partenone becchiamo la pioggia. Non capisco chi dice che dobbiamo rinunciare a questa visita pero', abbiamo fatto chilometri e ore di viaggio per non vedere forse quello che è il simbolo della Grecia ! Non nego che col sole sarebbe stata tutta un'altra cosa, ma il Partenone è li per farsi ammirare. Davvero non mi spiego come piu' di duemila anni fa riuscissero a costruire cose del genere, nonostante tutte le calamità naturali a mio modesto parere è rimasto un capolavoro architettonico e non c'è pioggia che mi impedisca di ammirare quegli intagli perfetti e tutti quei simboli di un'antichità fiorente e sempre viva nell'immaginario di tanti, quelle colonne possenti e quell'aura di atavica sacralità. Una sacralità conferitagli anche da tutto il complesso di tempi e tempietti che circondano l'opera di Fidia. Ci lasciano un pomeriggio libero e nonostante la pioggia che continua a battere mi va di camminare e guardare quanto piu' possibile di questo posto, un po' perchè forse non ci tornero' un po' per capire di piu' questa cultura e questa civiltà. Mi accorgo che tutto cio' che ricorda la storia ad Atene riguarda i due momenti in cui la Grecia è salita alla ribalta nel panorama europeo : ai tempi degli antichi Greci tra gli 800 e i 400 anni prima di Cristo e durante la gloriosa guerra d'indipendenza del 1821. Per il resto la Grecia quasi scompare dalla storia e lo si vede in cio' che resta,o meglio in cio' che non resta. Nei rimanenti due giorni visitiamo musei con suppellettili dell'antica civiltà o pezzi che sono stati rimossi dal Partenone, non mi soffermo sulla perfezione assurda anche di queste opere, sempre in rapporto al periodo in cui sono state prodotte. D'ora in poi cio' che mi prende di piu' della gita in Grecia è il paesaggio, eccezion fatta per il teatro di Epidauro splendida sinstesi di grandezza, acustica, armonia delle proporzioni e il sito di Olimpia con gli impianti sportivi piu' antichi del mondo. Cio' che mi piace di un paesaggio non è solo la bellezza estetica che ti offre, ma anche la serie di avvenimenti storici che è capace di riportare alla memoria con un processo immaginativo che ti fa perdere nei secoli passati. E così il paessaggio, dall'ultimo giorno ad Atene fino alla fine della gita, è il leitmotiv che fa da padrone. L'ultimo giorno ad Atene è il giorno di Capo Sunio. Qua ci rendiamo conto di quant'è immensa Atene tanto che ci vogliono 20km di strada per uscire, poi via verso degli arcipelaghi mozzafiato, una vista sulle isole dell'arcipelago delle Cicladi tra cui Santorini e Paro (qua già la storia comincia ritornare...), e poi via per quelle strade tortuose che si inerpicano e scendono sulla costa dell'Attica. Capo Sunio è là, su una di quelle alture a strapiombo sul mare, con l' immancabile tempio. Allora una volta sopra, col sole che illumina un mare cristallino comincio a immaginare le navi da guerra e mercantili che hanno vagato in quello spazio d'acqua, e la leggenda che narra che proprio da lì Egeo si butto' in mare per la disperazione, credendo di aver perso il figlio Teseo, dando il nome al mare che si estende da lì fino alla Turchia. Il vento forte che viene dal mare, il sole, la leggenda, il tempio, uno spazio infinito che si estende nei quattro punti cardinali, soprattutto verso l'orizzonte marino. Ma la magia del paesaggio ellenico non si ferma qui.
L'ultima notte ateniese, il giorno dopo sarà la volta di Epidauro, Micene e infine Olimpia. Lasciamo un'Atene nuvolosa e si va verso sud, verso Corinto, scendendo l'Attica e le sue nude colline arriviamo all'istmo della città capoluogo dell'omonima regione Corinzia. Anche l'istmo è uno spettacolo, un canale di sette chilometri che divide l'Egeo dallo Ionio, alto circa novanta metri. Lo superiamo attraversando un ponte e torniamo nella parte meridionale del paese (quella dove avevamo lasciato Patrasso, il Peloponneso), ma ora siamo alla punta orientale. Questa parte di Grecia che ci porta ad Epidauro la percorriamo su una strada persa nel verde di alture che offrono pochi ma mirabili scorci sul mare. Salto veloce al teatro dove incontriamo anche la Gerini che gira un film, visita alla tomba di Agamennone e si sale verso Micene. Quest'ultima è una citta antica, di cui sono rimasti solo i resti, e si inerpica su una collina che domina la piana dell'Argolide. Questa piana e tutto il paesaggio visibile dal punto piu' alto di Micene sono quel tipo di paesaggio che meglio si presta a quel viaggio nel tempo di cui parlavo prima. Salgo sul punto piu' alto possibile della città vecchia e ho la piena visuale sulla piana, sulle sue due o tre piccole cittadine e sulle montagne alla sua destra e il mare alla sua sinistra che la racchiudono. Comincio a immaginare le innumerevoli battaglie che libri epici e storici ci narrano essersi svolte in quella piana, alle navi che sbarcavano su quel tratto di mare che si scorge, a come dovesse essere difficile penetrare quel territorio dalle montagne, a sentinelle che dovevano fare la guardia proprio nel punto in cui mi trovavo, a quanto fosse strategica quella posizione...ma bisogna fare tutto di fretta, subito si riparte, direzione Olimpia. Un pomeriggio di viaggio tra le montagne dell'Arcadia aspra, brulla, montuosa, proprio come la voleva Esiodo nei suoi poemi. Si passa da Megalopoli, le indicazioni ci dicono che Sparta non è lontana. Non c'è tempo per passare a vedere quei pochi resti della città guerriera piu' celebre dell'antichità, non c'è tempo per vedere un po' meglio l'Arcadia, l' itinerario è quello e bisogna rispettarlo. Si arriva a Olimpia, il giorno dopo si visita il complesso sportivo e poi via verso Patrasso. La gita è quasi al capolinea, si ritorna in Acaia, un paesaggio di colline verdi e di paesini che vi si appoggiano ci riporta davanti a quel ponte così singolare...siamo di nuovo a Patrasso e il traghetto ci aspetta pronto a riportarci in Puglia. E' stata un'esperienza bellissima, qualcuno si commuove e ci congediamo da un guida simpaticissima. Mi piace trasmettere scrivendo l'emozione che provo di fronte ad un paesaggio e questo è l'aspetto che piu' mi ha colpito della Grecia, ma la Grecia non è solo questo. La Grecia è un territorio a mio parere troppo poco valorizzato per le sue potenzialità, è un paese povero per gli standard europei, le strade lasciano alquanto a desiderare, Atene è una metropoli dalle realtà sociali che sono comuni a tutte le città così grandi e per forza di cose così aperte, la crisi e il malcontento popolare si avvertono tanto che non riusciamo a visitare un museo per uno sciopero, le case sono un po' tutte uguali, ma le potenzialità di questo paese sono enormi. Forse se riuscisse a valorizzare di piu' i suoi tesori ed evitasse spese così ingenti per strutture futili risolverebbe molti dei suoi problemi, ma questo è un giudizio maturato in una settimana di tempo e certo non posso permettermi di criticare con convizione un paese di cui conosco pochissimo. Intanto pero' mi perdo nell'amarcord dei paesaggi che ho immortalato con la mia macchina fotografica, non dimentichero' mai quest'esperienza, ma porterò con me l'odore del cibo tradizionale, dei sapori e degli odori delle città e delle campagne, della storia antica che si respira ovunque, il ricordo dei posti evocati da Esiodo, Callimaco e tanti altri poeti classici e delle strade in cui hanno camminato Pericle, Demostene, Lisia e tanti altri personaggi a noi tanto noti, rievocando immagini di posti mutevoli nel tempo ma fissi e immortalati nella mia memoria.
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