Oggi voglio scrivere accidenti! In questi giorni, complice la mia parziale assenza, il blog non è andato molto avanti, essendo stato solo nelle mani di Donato, e nemmeno in quelle di Gaetano che in questo periodo è impossibilitato a scrivere. Come sapete ormai da un po' mi cimento in articoli totalmente off-topic, che nulla, ma proprio nulla hanno a che fare con il mondo Militibus. Questa volta non farò eccezione. L'argomento è sempre sportivo, ed è la mia grande, grandissima, enorme passione: i motori. Oggi il popolo italiano ha un po' l'amaro in bocca, sapete perchè (Glock maledetto!). Ma questa è la Formula1, uno sport che in molti considerano noioso, e che magari a volte lo è davvero, ma in certi momenti dimostra di essere diverso in quanto a emozioni rispetto a ogni altro. E' la Formula 1, uno sport che come pochissimi altri ha consacrato le leggende dei nostri tempi. Benzina, fuoco e fiamme dagli scarichi, controsterzi, fino a pochi minuti fa leggevo la biografia di Tazio Nuvolari, che in realtà non ha mai corso per la Formula 1, ma è la leggenda delle leggende, l'eroe degli eroi, più di ogni altro. Eroi. Ogni epoca ne ha avuto uno. Eroe è diverso da campione. E per essere un eroe non bisogna vincere tutto e tutti. Pensate a Senna. Schumacher invece è senza dubbio un campione, e probabilmente è anche un eroe. Eroe è ciò che potrebbe diventare Hamilton ad esempio. Il passato ne ha molti di esempi di eroi, anche se non ha avuto modo di vedere molti di loro perchè sono troppo giovane. Il passato in cui i piloti non avevano cinture di sicurezza, ma solo una faccia annerita, qualche pedale, un grosso motore davanti e un volante. Basta. Questo era il vero spirito della F1 e che in un certo senso esiste ancora, nonostante i filtri. Motori rombanti, auto in fiamme, piloti che guidavano con la chiave inglese perchè il volante non funzionava. Appartiene tutto al passato, chissà se apparterrà anche al futuro. Tornando alla differenza tra eroe e campione, mi spiego meglio, forse ho trovato una definizione che distingue perfettamente le due categorie: il campione è quello che si mette alla prova con gli altri, il suo obiettivo è la vittoria, tutto qui. L'eroe si mette alla prova con sè stesso, perchè la sua vittoria non è necessariamente quella del gradino più alto del podio, ma è la vittoria vera, quella della ricerca, e talvolta del superamento di volta in volta, del proprio limite, come pensava Nuvolari. Ecco quindi che la Formula 1 non è uno sport comune, è diverso, perchè può insegnare anche a noi comuni mortali una filosofia di vita. Superare i limiti è ciò che l'uomo ha sempre fatto e che deve continuare a fare. Il superamento di un limite considerato invalicabile è la soddisfazione più grande che si possa avere a livello di conquiste. Le vittorie del campione sono tutte uguali a sè stesse, quelle dell'eroe diventano più grandi mano a mano che arrivano. E diventano motivo della sua celebrazione ai posteri. Come nell'antica Grecia quindi, gli eroi non sono morti, sono ancora in mezzo a noi, ma non necessariamente sono celebri piloti di Formula 1. Possono anche essere persone normali che ogni giorno combattono per ottenere la loro vittoria personale. Eroi dei nostri tempi.
Marcello Lorusso: eroi dei nostri tempi
Oggi voglio scrivere accidenti! In questi giorni, complice la mia parziale assenza, il blog non è andato molto avanti, essendo stato solo nelle mani di Donato, e nemmeno in quelle di Gaetano che in questo periodo è impossibilitato a scrivere. Come sapete ormai da un po' mi cimento in articoli totalmente off-topic, che nulla, ma proprio nulla hanno a che fare con il mondo Militibus. Questa volta non farò eccezione. L'argomento è sempre sportivo, ed è la mia grande, grandissima, enorme passione: i motori. Oggi il popolo italiano ha un po' l'amaro in bocca, sapete perchè (Glock maledetto!). Ma questa è la Formula1, uno sport che in molti considerano noioso, e che magari a volte lo è davvero, ma in certi momenti dimostra di essere diverso in quanto a emozioni rispetto a ogni altro. E' la Formula 1, uno sport che come pochissimi altri ha consacrato le leggende dei nostri tempi. Benzina, fuoco e fiamme dagli scarichi, controsterzi, fino a pochi minuti fa leggevo la biografia di Tazio Nuvolari, che in realtà non ha mai corso per la Formula 1, ma è la leggenda delle leggende, l'eroe degli eroi, più di ogni altro. Eroi. Ogni epoca ne ha avuto uno. Eroe è diverso da campione. E per essere un eroe non bisogna vincere tutto e tutti. Pensate a Senna. Schumacher invece è senza dubbio un campione, e probabilmente è anche un eroe. Eroe è ciò che potrebbe diventare Hamilton ad esempio. Il passato ne ha molti di esempi di eroi, anche se non ha avuto modo di vedere molti di loro perchè sono troppo giovane. Il passato in cui i piloti non avevano cinture di sicurezza, ma solo una faccia annerita, qualche pedale, un grosso motore davanti e un volante. Basta. Questo era il vero spirito della F1 e che in un certo senso esiste ancora, nonostante i filtri. Motori rombanti, auto in fiamme, piloti che guidavano con la chiave inglese perchè il volante non funzionava. Appartiene tutto al passato, chissà se apparterrà anche al futuro. Tornando alla differenza tra eroe e campione, mi spiego meglio, forse ho trovato una definizione che distingue perfettamente le due categorie: il campione è quello che si mette alla prova con gli altri, il suo obiettivo è la vittoria, tutto qui. L'eroe si mette alla prova con sè stesso, perchè la sua vittoria non è necessariamente quella del gradino più alto del podio, ma è la vittoria vera, quella della ricerca, e talvolta del superamento di volta in volta, del proprio limite, come pensava Nuvolari. Ecco quindi che la Formula 1 non è uno sport comune, è diverso, perchè può insegnare anche a noi comuni mortali una filosofia di vita. Superare i limiti è ciò che l'uomo ha sempre fatto e che deve continuare a fare. Il superamento di un limite considerato invalicabile è la soddisfazione più grande che si possa avere a livello di conquiste. Le vittorie del campione sono tutte uguali a sè stesse, quelle dell'eroe diventano più grandi mano a mano che arrivano. E diventano motivo della sua celebrazione ai posteri. Come nell'antica Grecia quindi, gli eroi non sono morti, sono ancora in mezzo a noi, ma non necessariamente sono celebri piloti di Formula 1. Possono anche essere persone normali che ogni giorno combattono per ottenere la loro vittoria personale. Eroi dei nostri tempi.
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